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A TU PER TU CON DOROTEA MEMOLI APICELLA

L'autrice del romanzo "L'Albero dei Filipponi" l'8 aprile sarà ospite alla Mediateca Marte di Cava de' Tirreni

- Professoressa Memoli Apicella perché tra le sedi della presentazione dei suoi libri include sempre Cava de’ Tirreni?
Cava è per me la patria del cuore, sia perché vi ho trascorso anni d’insegnamento intensi di attività, sia per gli alunni cavesi di allora, che si distinguevano per la loro vivacità mentale, molto stimolante per una docente come me. Inoltre, per alcune settimane della stagione estiva, trascorro le mie vacanze in una casa di campagna a Croce.

- “L’Albero dei Filipponi” è un romanzo storico, ma è anche autobiografico?
È storico per lo sfondo che sottende i vari personaggi dall’inizio alla fine, ma non è autobiografico, perché non narra la mia vita.  E’ bensì la storia dinastica della famiglia di mia madre, al cui centro s’inserisce il diario di guerra (1915-18) di Benedetto Cafaro, fratello di mio nonno, adeguatamente romanzato.


- Quindi la storia di una grande famiglia meridionale.
Si, la storia di una famiglia patriarcale del Sud Italia, originaria precisamente di Pertosa, e la vicenda di cinque fratelli (tra cui Benedetto appunto) che, tornati dall'America in cui erano emigrati, parteciparono eroicamente al primo conflitto mondiale, riportando ferite e medaglie al merito. Ma il destino li richiamava oltre Atlantico...


- È noto che lei è una studiosa di storia medievale e particolarmente dei personaggi femminili. Per quale di essi ha speso più energie e chi di loro predilige?
Le principesse Adelperga, Sichelgaita e Trotula de Ruggiero sono state esplorate da me con la forza dell’immedesimazione nel loro tempo e nella loro storia. A tutte mi sono dedicata con lo stesso zelo, ma la più impegnativa è stata Trotula, per la profonda scientificità degli argomenti trattati. Il romanzo storico "Io, Trotula", tra l'altro, è stato il più fortunato della serie con tre edizioni e molti riconoscimenti da parte della stampa e delle giurie dei premi letterari.

Il marlin, da cui la casa editrice prende il nome, è il pescespada che Hemingway amava pescare
al largo di Cuba e che gli ha ispirato lo splendido romanzo “Il vecchio e il mare”

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